Urban Living Lab

Plataforma abierta y transdisciplinar de reflexión sobre el territorio, la ciudad y sus ciudadanos.

POLIORCETICON [it-en-es] |Babau Bureau

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“Up! Marghera on stage è il titolo della mostra del Padiglione Venezia, curato dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Venezia in collaborazione con il Comune di Venezia, all’interno della 15. Biennale di Architettura di Venezia ‘Reporting from the Front’.
Entro questa cornice, visioni per la riqualificazione dei territori di Porto Marghera sono state elabrate da otto studi di architettura under 35 invitati a immaginare un diverso futuro della città, affrontare una discussione aperta e proporre possibili e rilevanti modi, temi e questioni del progetto.”

En este scenario se colloca Poliorceticon projecto propuesto por el team Babau Bureau.

POLIORCETICON [it]

La città ideale va immaginata, la città reale va riconquistata.
La riconquista è da intendersi come un processo permanente che implica azioni trasformative del territorio eterogenee e puntuali in grado di generare autonomamente reazioni e relazioni sistemiche tra gli elementi della città contemporanea.

TORRE

Cantiere della torre sopra Aquae Pavillon

la poliorcetica è il ramo dell’arte militare che si occupa dei metodi, delle tecniche e degli strumenti per la conduzione degli assedi a città e fortezze. E’ un’arte che analogamente ad Architettura trasforma i luoghi attraverso strumenti, azioni, strategie, e implica conoscenze profonde del territorio che oltrepassano l’ars bellica per legarsi anche all’ingegneria, la geologia, l’antropologia, la politica.

L’idea di conquista, vista nell’accezione positiva, non riguarda solamente il dominio, la sovranità, la soppressione, ma è legata all’idea di fusione tra culture, come è accaduto per il regno ellenico di Alessandro Magno e la sua fusione con i popoli indiani. Con tale sfondo teorico possiamo leggere il territorio contemporaneo come un accostamento di modelli di città antitetiche la cui forma è la sintesi di diverse capacità interpretative e plasmatrici dell’uomo e del proprio essere-nel-mondo (Heidegger). Il territorio veneto è caratterizzato dalla prossimità e dal contatto di modelli di città profondamente diversi, e le parti che si affacciano sulla laguna veneta mostrano questa condizione in modo estremo. Porto Marghera ad esempio è rappresentazione dell’idea di industria produttiva e collide con l’adiacente Città Giardino, costruita negli anni Venti per i lavoratori del porto industriale e rappresentazione di una cultura dell’abitare edulcorato e quasi pittoresco.

Prefigurare scenari futuri per la riconversione di un territorio complesso come quello di Porto Marghera significa partire dal progetto di un processo trasformativo, pensato per fasi non necessariamente connesse né propedeutiche l’una all’altra.

All’idea di ri-conversione quindi si preferisce l’immagine della ri-conquista.

Su tali basi teoriche la proposta progettuale interpreta il tema della riconquista fisica dei luoghi e le possibilità da parte della comunità di riacquisire una coscienza collettiva del territorio in cui vive attraverso gli strumenti di modificazione propri dell’architettura. Lo scenario prefigurato riguarda il futuro prossimo e prende in considerazione la città del presente come la realtà da cui partire. Attraverso piccoli interventi puntuali, il primo passo per la riconquista di Porto Marghera avverrà attraverso nuove connessioni tra gli elementi esistenti in grado di costruire una rinnovata accessibilità con lo scopo di creare porosità e connessione funzionale.

Alcune di queste aree, una volta rese fruibili, saranno disponibili per l’uso spontaneo e temporaneo da parte degli abitanti. Il processo di “conquista” potrà dirsi concluso quando una serie di nuovi interventi formerà con l’esistente una totale mixitè funzionale, configurandosi come una “city without plan” ovvero un modello di città costruita su frammenti che derivano da pezzi accostati per addizione, dalla ripetizione di elementi autonomi, da costruzioni “fuori-sincro” prive di una logica combinatoria ma che costruiranno una fusione tra la cultura produttiva e la cultura dell’abitare.

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Installazione del progetto fotografico sviluppato in collaborazione con Fabio Barile.

STRUMENTI

Un assedio inizia con delle azioni strategiche atte all’individuazione dei punti deboli della città da conquistare. Muri, canali, strutture, recinti, infrastrutture, elementi che costituiscono delle cesure, dei limiti, punti critici il cui oltrepassamento è la prima azione di sfondamento e di ingresso nella città assediata. La poliorcetica prevede che attraverso dei dispositivi, macchine o strumenti dell’assedio, si possano attaccare i bordi per dare inizio al processo di conquista. La prima cesura individuata è costituita da via fratelli Bandiera considerata come il limite, il luogo di attrito tra due territori differenti: Porto Marghera, motore economico e industriale di Venezia del novecento e la Città Giardino di Marghera, costruita negli anni Venti per i lavoratori del porto industriale.

Due aree con proprietà differenti, che hanno dato origine a due modi di vedere la città che si è quindi costruita seguendo tracciati urbani completamente diversi. Su questa via si impostano due occasioni di progetto che lavorano sull’esistente alterandone la spazialità. Se via fratelli bandiera è oggi un tracciato ad elevato scorrimento viario è necessario che i primi strumenti connettivi siano in grado di generare, oltre ad effettivi collegamenti pedonali, dei veri e propri spazi pubblici che possono così incrementare le possibilità d’uso di entrambe le “sponde” di via fratelli Bandiera.

Il bordo nord di Porto Marghera presenta problematiche di superamento ancor maggiori. La grande infrastruttura viaria di via della Libertà, che si connette all’omonimo ponte, costituisce la cesura più poderosa e difficoltosa per questa porzione di territorio. L’obsolescenza di queste infrastrutture necessiterebbe di un integrale ripensamento ma nell’ottica di uno scenario a breve termine appare imprescindibile la costruzione di altri dispositivi di connessione in grado di cucire le due parti ad oggi gravemente disconnesse: un ponte abitato “parassita” del cavalcavia di corso del popolo e un sovrappasso che connette il forte marghera e la zona del nuovo padiglione acquae.

Strumenti connettivi in grado di aprire varchi, piccole architetture che oltrepassano limiti ad oggi invalicabili, demolizioni di barriere difensive memorie di un passato industriale; strategie dell’arte poliorcetica prestate alla trasformazione di un territorio che lentamente deve essere riconquistato dalla popolazione.

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Collocazione degli Strumenti nell’area di progetto.

ACCAMPAMENTI

Una seconda fase dell’assedio prevede che gli usi e una parte delle modificazioni del territorio derivino da processi non pianificati o scarsamente regolati. La spontanea nascita di nuove necessità d’uso degli spazi causerà lo spostamento momentaneo del controllo delle trasformazioni urbane dalle istituzioni governative alla popolazione. Si prevede quindi che gli spazi disponibili e accessibili vengano colonizzati, usati, modificati dall’uso spontaneo. Di tali azioni verranno studiate le relazioni tra le trasformazioni territoriali e sociali in quanto considerate centrali per la comprensione delle mutazioni socioeconomiche dell’area. L’approccio bottom-up intrapreso in questa fase è inteso come indicatore dei cambiamenti che al tempo attuale, per la rapidità e la complessità con cui variano le condizioni del contesto, un progetto di pianificazione territoriale non potrebbe prevedere.

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Vision di un “Accampamento” .

CONQUISTE

Lo scenario futuro di Porto Marghera è impossibile da prevedere nelle sue forme. Quello che si può progettare è una strategia, una modalità di conquista dei luoghi in cui l’architetto è lo stratega. A Marghera le industrie, o meglio, gli spazi dell’industria, convivranno pacificamente con la cultura dell’abitare. Nuovi edifici si ergeranno tra i silos e le ciminiere ma saranno progettati per costruire processi sinergici di produzione e trasmissione energetica che indagheranno visioni di una possibile autarchia. La bonifica, in questo senso, è vista come la conclusione del processo di riconquista di un territorio, come insieme di energie messe in campo in grado di costruire un principio sistemico che genera trasformazioni nel territorio.

Ogni intervento si porrà in un’ottica di attenzione alla reperibilità e quindi all’uso delle risorse ambientali del luogo, in modo da presentarsi come modello consapevole per gli sviluppi futuri.

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Modellino dell’area di progetto e inserimento delle Conquiste.

STORIA DELL’ASSEDIO DI MARGHERA

Abitare un luogo significa anche essere in possesso di una sorta di patrimonio narrativo costituito da una pluralità di immagini mentali a volte misurabili, precepibili. Come intuisce Hobsbawn nell’invenzione della tradizione ogni società ha accumulato una riserva di materiali in apparenza antichi, spesso puramente inventati, per legittimare e costruire le proprie radici.
Per tale motivo il progetto si avvale anche di un racconto, un romanzo breve, la cui interpretazione contribuisce in modo rilevante alla percezione dei luoghi, al riconoscersi nei luoghi, costruendone una sorta di proiezione psichica. I luoghi diventano occasioni per ambientare storie, per costruire quelle immagini mentali necessarie alla costruzione di un’appartenenza al luogo.

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Il libro “Storia dell’assedio di Marghera”

UN NUOVO SIMBOLO

Se pensiamo alle città è facile associare a molte di esse delle immagini simboliche, spesso legate ai monumenti, a dei colori, elementi della città divenuti “brand” in grado di ricondurre chiunque all’idea di città da cui provengono. Marghera futura, la sua immagine, non sarà più legata all’idea di un luogo malsano, degradato, alieno. Questa “immagine” impressa nella memoria collettiva a cui oggi porto Marghera è associata verrà, con la sua riconfigurazione, gradualmente sostituita da nuovi simboli. Uno di questi sarà un nuovo copricapo, progettato appositamente per essere il copricapo di Porto Marghera pensato come un vero e proprio “brand”.
Il design di questa “borgognotta” si fa interprete dei processi creativi atti al rafforzamento dell’identità di un luogo, alla sua ridefinizione. E’ un oggetto di design che contiene significati plurimi, tra cui l’idea del “vedere”, del “far vedere” e “pre-vedere”, una sorta di strumento personale di osservazione della realtà.

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Il nuovo simbolo – La Borgognotta

Crediti:

Babau Bureau
team: Stefano Tornieri, Massimo Triches; Luca Iuorio (cardoetdecumanus), Giacomo Magnabosco (studio MAA)
In collaboration with Elena Baradel, Chiara Davino, Beatrice Scarparo, Gabriele Guarisco

Sezione fotografica: Fabio Barile

Sponsor e consulenza: Sinergo s.p.a

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In this scenario we introduce to you Babau Bureau’s proposal.

POLIORCETION [en]

The ideal city must be imagined, the real city must be re-conquered.
The reconquest must be understood as a permanent process implying heterogeneous and punctual transformational actions able to independently generate systematic reactions and relations amongst the elements of the contemporary city.

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model of the tower upon the Aqae Pavillon

Poliorcetics is the branch of military art that studies methods, technics and means for besieging cities and fortresses. It is an art that, like Architecture, transforms places into tools, actions, strategies, and implies a strong knowledge of subjects that go beyond the Art of War and include engineering, geology, anthropology and politics.

The idea of conquest, is not just linked to control, supremacy, and suppression, but also to fusion among cultures, like in the case of Alessandro Magno and the fusion of his Hellenic Reign with Indian peoples. With this theoretic background, the contemporary territory can be read as a juxtaposition of antithetical city models, and its form as the synthesis of different interpretive and modelling capacities typical of men and of their being-in-the-world (Heidegger). The Veneto territory is characterized by the co-existence of profoundly different types of city models, and the areas that overlook the lagoon highlight this condition in an extreme way.

Imagining future scenes in order to reconvert such a complex territory as Porto Marghera, means starting from a transformative process project, thought up not necessarily to be connected one with the other.

On such theoretical bases, the project proposal interprets the theme of physical re-conquest of places and the possibility for the community to regain collective knowledge of the territory where it lives through the modification tools used in architecture. The imaginary scene regards the near future and considers the present city the reality from where to start. Through different punctual interventions, the first step for the re-conquest of Porto Marghera will take place through new connections among existing elements, able to build a renewed accessibility, with the scope of creating porosity and functional connections.

Some of these areas, once back in use, will be available for the spontaneous and temporary utilization of their inhabitants. The “conquest” process will be considered finished only when a series of new interventions will form with the existing a total functional urban mix, configuring itself as a “city without plan”, this is a city model built on fragments that derive from pieces put side by side for addition, from the repetition of independent elements, from “out-of-sync” buildings, combined with no logic, but that will be a fusion between productive and living culture.

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Figures collecting the citicens involved

TOOLS OF SIEGE

A siege starts with strategic actions such as the identification of the weaknesses of the city to be conquered. Walls, canals, structures, fences, infrastructures, elements that constitute interruptions, limits, critical points, the trespassing of which is the first action of breach and entrance to the sieged city. Poliorecetics provides that city boundaries can be attacked, to start the conquest process, using devices, machines or siege tools. The first interruption is via fratelli Bandiera, considered as a limit, a friction place between two different territories: Porto Marghera, economic and industrial engine of Venice in the XX century, and Città Giardino in Marghera, built in the ‘20s for the workers of the industrial port. Two areas, with very different features, that gave origin to two very different ways of conceiving the city, which was eventually built following two completely different urban layouts. This road offers the opportunity to carry out two projects that work on the existing space altering its spatiality. Considering that via fratelli Bandiera is today a heavily trafficked road, the first connecting tools must be able to generate not only effective pedestrian connections, but also real public spaces that can so increase the possibility of using both sides of that street.
The north edge of Porto Marghera presents even major problems. The important road infrastructure of via della Libertà, connected to the bridge with the same name, represents the most demanding and problematic interruption in this portion of the territory.
The obsolescence of these structures needs an integral re-thinking but, in the optic of a short-term scene, the construction of other connection devices able to merge the two parts today badly disconnected appears unavoidable: an inhabited bridge, “parasite” of the above Corso del Popolo flyover, and an overpass that connects Forte Marghera to the area of the new Acquae pavilion.

Connective tools able to open breaches, small architectures that trespass limits that today cannot be solved, demolition of defensive barriers witnessing an industrial past; the art of poliorcetics serves for the transformation of a territory that must slowly be re-conquered by the people.

 

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“Tools of Siege” drawings.

CAMPS

A second phase of the siege foresees that the customs and part of the changes of the territory derive from non-planned and non-regulated methods. The spontaneous birth of new uses of the spaces will cause the temporary movement of the control of the urban changes from government institutions to the people. It is expected that the spaces accessible and available shall be re-populated, used, and modified by their spontaneous utilization. Eventually, the relationship between territorial and social changes implied in such actions will be studied in consideration of its central role in the understanding of the socio economic changes of the area. The bottom-up approach used in this phase is intended as indicator of changes that now, for the rapidity and complexity with which the context conditions change, would be impossible to foresee by a territorial planning project.

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View of “Camps” in the industrial area.

CONQUESTS

It is impossible to foresee the future setting of Porto Marghera in its forms. What can be planned is a strategy, a conquest method of the places in which the architect acts as a strategist. In Marghera, industries, or rather the industrial spaces, will coexist peacefully with the living culture. New buildings will stand among silos and chimneys, but synergetic processes of production and energy transmission will investigate visions of a possible autocracy. Reclaimed land, in this sense, is intended as the conclusion of the re-conquest process of a territory, as the total sum of energy able to build a systematic principle that generates changes in the territory.

Every intervention shall use local resources, in order to present itself as a conscious model for future developments.

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Model of one of the “Conquest” – The Tower over the Aquae Pavillion.

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Conquests

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Conquests

HISTORY OF THE SIEGE OF MARGHERA

Living a place also means having a kind of narrative heritage made of a plurality of mental images, sometimes measurable, perceptible. As sensed by J.E.Hobsbawn in “The Invention of Tradition”, every society has accumulated a reserve of apparently ancient material, often merely invented, to legitimate and build their roots.
For this reason the project also uses a tale, a short-story, the interpretation of which significantly contributes to the perception of the places, to people’s feeling at home in such places, creating a sort of mental projection. Places become occasions to set stories, to build mental images necessary to the construction of the feeling of belonging to a place.

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The book “History of the siege of Marghera”

A NEW SYMBOL

Thinking of cities, it is easy to associate to many of these symbolic images, often linked to monuments and objects, monuments-object, object-monument: elements of the city that have become real “brands”, able to bring everyone to the idea of the city where they come from. The Marghera of the future, its image, will not be linked to the idea of an unhealthy, run-down, and alien place anymore. This “image”, today fixed in the collective memory and associated to porto Marghera, shall be, with its reconfiguration, gradually replaced by new symbols, containers of multiple meanings, among which the ideas of “seeing”, “showing” and “fore seeing”, become a personal tool for the observation of reality.

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Credits:

Babau Bureau
team: Stefano Tornieri, Massimo Triches; Luca Iuorio (cardoetdecumanus), Giacomo Magnabosco (studio MAA)
In collaboration with Elena Baradel, Chiara Davino, Beatrice Scarparo, Gabriele Guarisco

Photographic Section: Fabio Barile

Sponsor and consulting: Sinergo s.p.a

POLIORCETICON [es]

La ciudad ideal debe ser imaginada, la ciudad real debe ser reconquistada.
La reconquista debe ser entendida como un proceso permanente que implica acciones de transformación heterogéneas y puntuales que pueden generar reacciones de forma independiente y las relaciones sistemáticas entre los elementos de la ciudad contemporánea.

VASCHE

Vision de un “Campamiento” donde se ve como se desarrolla un parque hídrico en un contexto urbano

La Poliorcética es la rama del arte militar que estudia los métodos, técnicas y medios para sitiar ciudades y fortalezas. Es un arte que, al igual que la arquitectura, transforma lugares en herramientas, acciones y estrategias. Implica un profundo conocimiento sobre temas que van más allá de El arte de la Guerra incluyendo la ingeniería, la geología, la antropología y la política.

La idea de la conquista no sólo está ligada al control, la supremacía, y la represión sino también a la fusión entre culturas. Como claro ejemplo, vale la pena nombrar el caso de Alejandro Magno y la fusión de su reino helénico con los pueblos indios.

Partiendo de estos antecedentes teóricos, el territorio contemporáneo puede ser entendido como una yuxtaposición de modelos de ciudad antitéticos. A su vez, la forma del territorio como la síntesis de las diferentes capacidades de interpretación y modelización típicos de los hombres y de su ser-en-el-mundo (Heidegger).

El territorio Véneto se caracteriza por la coexistencia de diferentes modelos de ciudad y las áreas que dan a la laguna resaltan al extremo esta condición.

Imaginar escenas futuras con el fin de reconvertir un territorio tan complejo como el de Porto Marghera significa partir de un proyecto transformador, pensado para no estar necesariamente conectado el uno con el otro.

En este tipo de bases teóricas, la propuesta de proyecto interpreta el tema de la reconquista física de los lugares y la posibilidad de que la comunidad recupere el conocimiento colectivo del territorio (en el que vive) a través de las herramientas de modificación utilizadas en la arquitectura.

La escena imaginaria se refiere al futuro cercano y toma la ciudad actual como la realidad por dónde empezar.

A través de diferentes intervenciones puntuales, el primer paso para la reconquista de Porto Marghera se llevará a cabo a través de nuevas conexiones entre elementos existentes, habilitando una accesibilidad renovada, con el fin de generar porosidad y conexiones funcionales.

Una vez rehabilitadas para uso, algunas de estas áreas, estarán disponibles para la utilización espontánea y temporal por parte de sus habitantes.

El proceso de “conquista” se considera concluido solamente cuando se forma una serie de nuevas intervenciones con lo ya existente en una mezcla urbana funcional y total, configurándose como una “ciudad sin plan”.

Se trata de un modelo de ciudad construido en fragmentos que se derivan de piezas puestas lado a lado para añadir, a partir de la repetición de elementos independientes, desde edificios “fuera de sincronización”, combinados sin lógica que crearían una fusión entre la cultura productiva y la vida privada de sus habitantes.

HERRAMIENTAS DE ASEDIO

Un sitio comienza con acciones estratégicas, tales como la identificación de las debilidades de la ciudad a ser conquistada.

Paredes, canales, estructuras, cerramientos, infraestructuras, elementos que constituyen interrupciones, límites, puntos críticos, el traspaso de los cuales es la primera acción de irrupción y entrada a la ciudad en sitio.

La Poliorecética establece que para iniciar el proceso de conquista, los límites de la ciudad han de ser atacados mediante el uso de dispositivos, máquinas o herramientas de asedio.

La primera interrupción es Via Fratelli Bandiera, considerado como un límite, un lugar de fricción entre dos territorios diferentes: Porto Marghera, motor económico e industrial de Venecia en el siglo XX y Città Giardino en Marghera, construida en los años 20 para los trabajadores del puerto industrial.

Dos zonas, con características muy diferentes que dieron origen a dos formas muy distintas de concebir la ciudad, la cual terminó siendo construida a partir de dos trazados urbanos completamente diferentes.

Esta ruta ofrece la oportunidad de llevar a cabo dos proyectos que funcionan en el espacio existente alterando su espacialidad. Teniendo en cuenta que Via Fratelli Bandiera es hoy en día una vía con mucho tráfico, las primeras herramientas de conexión deben ser capaces de generar no sólo conexiones peatonales eficaces, sino también espacios públicos reales que puedan aumentar así la posibilidad de utilizar ambos lados de la calle.

El borde norte de Porto Marghera presenta aún mayores problemas. La importante infraestructura vial de la Vía della Libertá, conectado al puente con el mismo nombre, representa la interrupción más exigente y problemática en esta porción del territorio.

La obsolescencia de estas estructuras necesita un replanteamiento integral pero a corto plazo, la construcción de otros dispositivos de conexión que unan las dos partes hoy mal conectadas parece inevitable: Un puente habitado, “parásito” del paso elevado de Corso del Popolo y un paso elevado que conecte Forte Marghera con la zona del nuevo pabellón Acquae.

Herramientas conectivas que permitan abrir brechas, pequeñas arquitecturas que la traspasen límites que hoy no se pueden resolver, la demolición de barreras defensivas que atestiguan un pasado industrial; El arte de la poliorcética sirve para la transformación de un territorio que debe ser lentamente reconquistado por personas.

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Lamina que explica la situación y las funciones de las “Herramientas de asedio”

CAMPAMENTOS

Una segunda fase del asedio prevé que las costumbres y parte de los cambios del territorio provengan de métodos no planificadas y no regulados.

El nacimiento espontáneo de nuevos usos de los espacios provocará el traspaso del control en los cambios urbanos de las instituciones gubernamentales a los ciudadanos. Se espera que los espacios accesibles y disponibles, sean repoblados, utilizados y modificados por su utilización espontánea.

Con el tiempo, la relación entre los cambios territoriales y sociales implicados en este tipo de acciones se estudiará en consideración con el papel central en la comprensión de los cambios socioeconómicos de la zona.

El enfoque de abajo hacia arriba que se utiliza en esta fase se piensa como indicador de los cambios que ahora, por la rapidez y la complejidad con la que cambian las condiciones del contexto, serían imposibles de prever en un proyecto de planificación territorial.

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Imagenes que explican los “Campamentos”

CONQUISTAS

Es imposible prever la configuración futura de Porto Marghera en sus formas. Lo que puede ser planeado es una estrategia, un método de conquista de lugares en los que el arquitecto actúa como estratega. En Marghera, industrias o mejor, espacios industriales, coexistirán en paz con la cultura viva del lugar. Nuevos edificios se erguirán entre silos y chimeneas, pero procesos sinérgicos de producción y transmisión de energía investigarán visiones sobre una posible autocracia.

Terreno ganado, en este sentido, es considerado como la conclusión del proceso de reconquista de un territorio, como la suma total de la energía capaz de construir un principio sistemático que genera cambios en el territorio.

Cada intervención deberá utilizar recursos locales, con el fin de presentarse como un modelo consciente para futuros desarrollos.

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maqueta de la área de proyecto y los edificios “Conquistas”

HISTORIA DEL CERCO DE MARGHERA

Vivir un lugar también significa tener una especie de herencia narrativa hecha de una pluralidad de imágenes mentales, a veces, medibles y perceptibles.

Como expone J. E. Hobsbawn en “La invención de la tradición”, cada sociedad ha acumulado una reserva de material aparentemente antigua, a menudo simplemente inventado, para legitimar y construir sus raíces.

Por esta razón, el proyecto también utiliza un cuento, una historia corta, la interpretación de lo que contribuye de manera significativa a la percepción de los lugares, a la sensación de la gente en casa en esos lugares, creando una especie de proyección mental. Lugares se convierten en ocasiones para establecer historias, para construir imágenes mentales necesarias para la construcción del sentimiento de pertenencia a un lugar.

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libro “Historia del cerco de Marghera”

UN NUEVO SÍMBOLO

Pensando en ciudades, es fácil asociarlas a estas imágenes simbólicas, a menudo ligadas a monumentos y objetos, monumentos a objetos, objeto-monumento: Elementos de la ciudad que se han convertido en verdaderas “marcas”, capaces de llevar a la idea de la ciudad de dónde se viene.

La Marghera del futuro, su imagen, no será vinculada a la idea de un lugar deriorado, poco saludable y extraño. Esta “imagen”, hoy en día fija en la memoria colectiva y asociada a Porto Marghera será, con su reconfiguración, gradualmente reemplazada por nuevos símbolos, contenedores de múltiples significados entre los cuales las ideas de “ver”, “mostrar” y “prever” se convierten en una herramienta personal para la observación de la realidad.

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Un nuevo símbolo para la ciudad de Marghera.

Créditos:

Babau Bureau
team: Stefano Tornieri, Massimo Triches; Luca Iuorio (cardoetdecumanus), Giacomo Magnabosco (studio MAA)
Con la collaboracion de Elena Baradel, Chiara Davino, Beatrice Scarparo, Gabriele Guarisco

Section photographica: Fabio Barile

Sponsor y asesoramiento: Sinergo s.p.a

LIDL

IT “Vision di appropriazione degli spazi da parte della cittadinanza”; EN “vision of the reclaiming of the pubblic space by the citizens”; ES “Vision de apprpriacion de suelo publico por la ciutadania”

COMMISSARIO del PADIGLIONE VENEZIA

Madile Gambier – Comune di Venezia

COORDINATORE

Luca Battistella

STAFF CURATORIALE

Per la parte di architettura:

Ordine degli Architetti di Venezia; Anna Buzzacchi – Presidente; Nicola Picco; Matteo D’Ambros

Per la parte fotografica:

Alessandra Chemollo; Gianpaolo Arena; Massimo Sordi

Per la parte visiva e di comunicazione:

Stefano Cecchetto; Stefano Quarta

Responsabili dell’allestimento:

Alessandro Pedron; Marco Zito

ORGANIZZAZIONE e COORDINAMENTO

Giovanna Zabotti; Fondaco srl – Venezia

UFFICIO STAMPA

Chiara Grandesso; Fondaco srl – Venezia

http://fondacoitalia.org/2016/05/15-mostra- internazionale-di- architettura-padiglione-

venezia-up- marghera-on- stage/

FORTE_strumento

IT “Vision di uno degli Strumenti”; EN “vision of one of the Tools of Siege”; ES “vision de una de las Herramientas de asedio”;

links:

www.fondacoitalia.org

http://www.babaubureau.com/

http://cardoetdecumanus.tumblr.com/

http://studiomaa.it/

http://www.fabiobarile.com/

About Babau Bureau Stefano Tornieri, Massimo Triches

Babau Bureau: Stefano Tornieri, Massimo Triches Team: Luca Iuorio, Giacomo MagnaboscoBIO EQUIPE:Babau Bureau, fondato da Stefano Tornieri e Massimo Triches, è uno studio che si occupa di architettura e paesaggio attraverso un approccio “site-specific”. La ricerca progettuale di Babau Bureau è focalizzata sulla provocazione del senso comune attraverso accurati spostamenti semantici degli elementi della composizione. Assieme a Cardoetdecumanus è un think tank che si propone di indagare la complessità del contemporaneo, costruendo e demolendo architettura attraverso la teoria del progetto. Stefano Tornieri, 1985, architetto e dottore di ricerca in composizione architettonica. Ha studiato all’Università Iuav di Venezia, all’ETSAB di Barcellona e FAUP di Porto. Ha lavorato a Hierapolis (Turchia) e Lisbona (Portogallo). I suoi temi di ricerca riguardano la cultura progettuale dei paesi mediterranei, i paesaggi della produzione, la costruzione in ambito archeologico, il rapporto tra edificio e suolo.Massimo Triches, 1984, architetto e dottore di ricerca in composizione architettonica all’Università Iuav di Venezia. Ha studiato all’ETSAB di Barcellona e ha esperienze lavorative a Rosario (Argentina), Valencia (Spagna) e Manchester (Inghilterra). Si dedica ai temi della cultura del progetto in ambito archeologico, ai paesaggi della produzione, al rapporto tra edificio e città e alle dinamiche di costruzione della stessa.Luca Iuorio, architetto, visual designer, vive a Milano. E’ dottorando in Urbanistica presso l’Università Iuav di Venezia. Complessità e specificità costruiscono le fondamenta della personale ricerca, per indagare la trasformazione del territorio e la sua applicabilità nella condizione economica e sociale del contemporaneo. E’ attivo con il progetto Cardoetdecumanus, al momento dedicato all’osservazione dei processi di modificazione ambientale, per ricostruire una connessione tra infrastruttura e i diversi gradi della dimensione umana.Giacomo Magnabosco, nasce nel 1987 a Vicenza, è architetto ed urbanista cofondatore dello studio di progettazioni studioMAA e del collettivo SMSDM. Ha studiato presso “Università IUAV” di Venezia ed “Univeridad EINA” di Saragozza. Approfondisce, presso atenei e studi professionali italiani e spagnoli, le discipline architettoniche e urbanistiche declinate in un’ottica vocata alla sostenibilità e al paesaggio. Attualmente assiste alla didattica IUAV e collabora con diversi studi professionali.

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escríbenos en urbanlivinglab.net@gmail.com

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